Prima di procedere oltre, sarà bene fermarci un attimo a considerare le diverse manifestazioni, incarnazioni e prospettive che emergono dal mondo islamico. Che – come tutti gli altri, nessuno escluso – non è un monolite sempre ed ovunque uguale a se stesso, ma un mondo composito – un miliardo e duecento milioni di persone sparse nei 5 continenti e in decine e decine di Paesi – dove trovano spazio pensieri, dottrine e politiche diverse e a volte contrastanti.
Ci sono parecchi concetti-realtà che val la pena analizzare:
- religione: islamici sunniti e islamici shiiti,
- etnia: islamici arabi e islamici non arabi (turchi, persiani, asiatici),
- politica: islamici integralisti e islamici “pragmatici”.
I sunniti rappresentano oggi il 90% della popolazione islamica dell’intero Pianeta; non fosse altro che per il loro numero preponderante, si vantano di essere gli islamici d.o.c.; semplificando al massimo, si può dire che l’Islam sunnita esalti la presenza della politica nella vita umana: non per nulla la figura principale per i sunniti è il califfo, che è il capo politico, più che spirituale, della comunità islamica.
Gli shiiti rappresentano oggi il 10% della popolazione islamica dell’intero Pianeta; sono maggioranza solo in Iran, Iraq e Libano. La figura principale per gli shiiti è l’imam, tipica guida spirituale.
Gli islamici arabi sono – appunto – di etnia araba, come tutti i primi compagni e discendenti di Maometto; oggi popolano tutta l’africa settentrionale, oltre ai paesi mediorientali (Arabia, Giordania, Siria, Iraq, stati del Golfo). Sono complessivamente più di 300 milioni, quindi rappresentano un quarto della popolazione islamica del Pianeta.
Gli islamici non-arabi sono circa 900 milioni (tre quarti dell’intera popolazione islamica del Pianeta); sono dislocati prevalentemente in oriente: Turchia, Iran, Caucaso, Afghanistan, Pakistan, Indonesia, Malaysia, Filippine.
Gli islamici integralisti (o fondamentalisti) sono tutti i seguaci delle teorie che subordinano alla religione islamica ogni aspetto della vita degli esseri umani.
Gli islamici pragmatici (come tutti i pragmatici di questo mondo…) guardano più al benessere concreto (spesso delle loro ristrette caste, a volte delle loro società e popolazioni) che non agli astratti principi religiosi.
Esistono diverse ed anche apparentemente incoerenti “combinazioni” fra le varie caratteristiche appena descritte. Cerchiamo di farle emergere con qualche esempio:
- ci sono sunniti arabi, come Osama, che sono integralisti, oltre che pazzi (forse perché frustrati): mirano al califfato e alla sottomissione del Pianeta all’Islam;
- ci sono sunniti arabi come (era) Saddam che invece sono pragmatici, e guardano agli interessi propri o dei propri amici e al potere concreto, perseguibile qui e subito, a costo di compromessi infiniti con la religione; Nasser era fra questi e fra questi ci sono – pur su posizioni differenziate, dipendenti dalla diversa demografia dei rispettivi Paesi – i wahabiti al potere nella Saudi e “presidenti” alla Mubarak o alla Assad;
- ci sono pragmatici sunniti non-arabi, il campione dei quali è Musharraf, che per stare a galla si allea con gli USA in funzione anti-Osama (ma poi qualcuno dice che, sotto-sotto, è proprio lui a nasconderlo);
- ci sono altri sunniti non-arabi pragmatici, ma con “buone intenzioni”, come i simpatici abitanti della Malaysia, dove si ammette l’introduzione della Shari’ah nell’ordinamento di Stati della Federazione, ma al contempo si imprime una spinta forsennata all’accettazione nel Paese di usi-e-costumi occidentali (Torri Petronas, Auto e Moto-GP, tanto per esemplificare);
- ci sono shiiti non-arabi integralisti, come gli Ayatollah iraniani, che impongono la Shari’ah e il potere teocratico, poi combattono per dieci anni i vicini sunniti-pragmatici (guerra Iran-Iraq) ammazzando con ciò migliaia e migliaia di correligionari shiiti irakeni, mandati da Saddam al massacro!
- ci sono sunniti pragmatici (e un poco pirla) come il siriano Basher Assad, che appoggiavano il Saddam “massacratore di shiiti” e contemporaneamente appoggiano altri shiiti integralisti, come gli adepti di Hezbollah in Libano;
- e ci sono 70 milioni di islamici sunniti non arabi, che da quasi 100 anni vivono in uno Stato perfettamente modellato (nelle Istituzioni, quindi nella civiltà) sul prototipo occidentale: oggi sono “candidati ad entrare in UE”, i turchi!
Quindi non esistendo – secondo me – un Islam unico e indifferenziato, e dovendo noi registrarvi un’assai colorita e variegata presenza di posizioni, dobbiamo sempre evitare di emettere giudizi sommari sui comportamenti di persone, di Istituzioni e di Governi.
Con l’Islam e gli islamici “di buona volontà” ci si può – e ci si deve – dialogare.
Laddove le idee politiche e il civile confronto sono sostituiti dalla teoria e dalla pratica del terrorismo, non resta altro da fare che procedere “per le spicce”.
Ci sono parecchi concetti-realtà che val la pena analizzare:
- religione: islamici sunniti e islamici shiiti,
- etnia: islamici arabi e islamici non arabi (turchi, persiani, asiatici),
- politica: islamici integralisti e islamici “pragmatici”.
I sunniti rappresentano oggi il 90% della popolazione islamica dell’intero Pianeta; non fosse altro che per il loro numero preponderante, si vantano di essere gli islamici d.o.c.; semplificando al massimo, si può dire che l’Islam sunnita esalti la presenza della politica nella vita umana: non per nulla la figura principale per i sunniti è il califfo, che è il capo politico, più che spirituale, della comunità islamica.
Gli shiiti rappresentano oggi il 10% della popolazione islamica dell’intero Pianeta; sono maggioranza solo in Iran, Iraq e Libano. La figura principale per gli shiiti è l’imam, tipica guida spirituale.
Gli islamici arabi sono – appunto – di etnia araba, come tutti i primi compagni e discendenti di Maometto; oggi popolano tutta l’africa settentrionale, oltre ai paesi mediorientali (Arabia, Giordania, Siria, Iraq, stati del Golfo). Sono complessivamente più di 300 milioni, quindi rappresentano un quarto della popolazione islamica del Pianeta.
Gli islamici non-arabi sono circa 900 milioni (tre quarti dell’intera popolazione islamica del Pianeta); sono dislocati prevalentemente in oriente: Turchia, Iran, Caucaso, Afghanistan, Pakistan, Indonesia, Malaysia, Filippine.
Gli islamici integralisti (o fondamentalisti) sono tutti i seguaci delle teorie che subordinano alla religione islamica ogni aspetto della vita degli esseri umani.
Gli islamici pragmatici (come tutti i pragmatici di questo mondo…) guardano più al benessere concreto (spesso delle loro ristrette caste, a volte delle loro società e popolazioni) che non agli astratti principi religiosi.
Esistono diverse ed anche apparentemente incoerenti “combinazioni” fra le varie caratteristiche appena descritte. Cerchiamo di farle emergere con qualche esempio:
- ci sono sunniti arabi, come Osama, che sono integralisti, oltre che pazzi (forse perché frustrati): mirano al califfato e alla sottomissione del Pianeta all’Islam;
- ci sono sunniti arabi come (era) Saddam che invece sono pragmatici, e guardano agli interessi propri o dei propri amici e al potere concreto, perseguibile qui e subito, a costo di compromessi infiniti con la religione; Nasser era fra questi e fra questi ci sono – pur su posizioni differenziate, dipendenti dalla diversa demografia dei rispettivi Paesi – i wahabiti al potere nella Saudi e “presidenti” alla Mubarak o alla Assad;
- ci sono pragmatici sunniti non-arabi, il campione dei quali è Musharraf, che per stare a galla si allea con gli USA in funzione anti-Osama (ma poi qualcuno dice che, sotto-sotto, è proprio lui a nasconderlo);
- ci sono altri sunniti non-arabi pragmatici, ma con “buone intenzioni”, come i simpatici abitanti della Malaysia, dove si ammette l’introduzione della Shari’ah nell’ordinamento di Stati della Federazione, ma al contempo si imprime una spinta forsennata all’accettazione nel Paese di usi-e-costumi occidentali (Torri Petronas, Auto e Moto-GP, tanto per esemplificare);
- ci sono shiiti non-arabi integralisti, come gli Ayatollah iraniani, che impongono la Shari’ah e il potere teocratico, poi combattono per dieci anni i vicini sunniti-pragmatici (guerra Iran-Iraq) ammazzando con ciò migliaia e migliaia di correligionari shiiti irakeni, mandati da Saddam al massacro!
- ci sono sunniti pragmatici (e un poco pirla) come il siriano Basher Assad, che appoggiavano il Saddam “massacratore di shiiti” e contemporaneamente appoggiano altri shiiti integralisti, come gli adepti di Hezbollah in Libano;
- e ci sono 70 milioni di islamici sunniti non arabi, che da quasi 100 anni vivono in uno Stato perfettamente modellato (nelle Istituzioni, quindi nella civiltà) sul prototipo occidentale: oggi sono “candidati ad entrare in UE”, i turchi!
Quindi non esistendo – secondo me – un Islam unico e indifferenziato, e dovendo noi registrarvi un’assai colorita e variegata presenza di posizioni, dobbiamo sempre evitare di emettere giudizi sommari sui comportamenti di persone, di Istituzioni e di Governi.
Con l’Islam e gli islamici “di buona volontà” ci si può – e ci si deve – dialogare.
Laddove le idee politiche e il civile confronto sono sostituiti dalla teoria e dalla pratica del terrorismo, non resta altro da fare che procedere “per le spicce”.

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