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lunedì 1 ottobre 2007

Qualche punto fermo: cultura e civiltà

Troppo spesso i due termini di cultura e civiltà vengono impiegati in modo confuso, equivoco e impreciso, e la conseguenza principale che ne deriva è il crearsi di tifoserie e di “partiti presi” che si contrappongono – anzi, più che altro si insultano – in modo sterile e inconcludente.

Ecco quindi che – da destra – si ode uno squillo di tromba che esalta la nostra (occidentale) come cultura-civiltà superiore e – da sinistra – risponde lo squillo di chi predica il relativismo culturale e cita – invariabilmente – Averroè ed Avicenna, a dimostrazione delle sublimi altezze raggiunte dalla cultura islamica.

Allora – per cercare di diradare le nebbie e mettere qualche punto fermo - prendiamo un qualsiasi dizionario, dove troviamo le seguenti definizioni:

cultura:
- complesso delle conoscenze possedute da una persona nei vari campi dello scibile;
- complesso dei valori spirituali, delle opere, delle scoperte, ecc. che contraddistinguono un'epoca storica o un particolare ambiente sul piano artistico, letterario, scientifico, ecc.

civiltà:
- complesso delle attestazioni riguardanti la vita di una popolazione (o di più gruppi etnici) e il suo modo di organizzarsi;
- vita materiale, sociale e spirituale di un popolo, o di vari popoli, in riferimento a un'epoca.

Proporrei subito un semplice esempio – calato nella sfera personale, ma abbiamo visto che i concetti di cui sopra valgono per l’individuo, come per le comunità – che spero chiarisca la differenza fra cultura e civiltà. Dunque, siamo a Roma: da una parte abbiamo un architetto arabo, che progetta una stupenda moschea, mirabile nelle strutture e nelle forme… dopodichè, a casa sua, costringe la moglie a portare il velo e impedisce alla figlia di uscire con i suoi coetanei italiani; dall’altra, un idraulico ciociaro, quinta elementare, che nemmeno sa chi sia il Bernini… ma, a casa sua, non fa obiezioni se la moglie va al cinema da sola e se la figlia diciottenne se ne va a convivere con un coetaneo. Allora, secondo i parametri della nostra civiltà: l’architetto arabo ha una gran cultura, ma è un incivile, mentre il tassinaro romano è un cafone incolto, ma assai civilizzato.

Come dire: la cultura va personalmente – individualmente – conquistata, alimentata, coltivata e quindi costa, inevitabilmente, fatica e sudore. La civiltà la si può benissimo praticare senza nemmeno aver studiato, ma semplicemente per “simpatia”, in modo passivo: basterà fare ciò che fanno tutti gli altri nella stessa comunità. Per diventare colti bisogna studiare, duramente! Per essere civili… al limite basta imitare! E però: se una persona, invece di seguire gli “usi e costumi” della comunità in cui vive (la civiltà) ne adotta di radicalmente diversi, diventa automaticamente - agli occhi di quella stessa comunità - un incivile, quale che sia il suo livello di cultura…

La cultura è un patrimonio, che tipicamente si accumula, e ciascuna persona e ciascun popolo ne possiedono e l’arricchiscono, secondo le proprie capacità (indotte anche dal modo di vita… vedi civiltà). Ad esempio: India, Cina e Giappone hanno incontestabilmente accumulato più cultura degli USA.

La civiltà invece è qualcosa che è perennemente in divenire, poichè il termine attiene alla sfera della convivenza fra persone e popoli, che è per definizione dinamica e mutevole (anche se è influenzata – non ci piove - dalla cultura). Quindi la civiltà, in uno stesso luogo, può fare, nel tempo, sia progressi che regressi! Esempi? La Francia della notte di S.Bartolomeo era piuttosto incivile, al confronto di quella di oggi, come pure la Germania di Hitler, in confronto a quella di Adenauer, o ancora la Russia di Stalin rispetto a quella di Gorbaciov. E nessuno potrà sostenere che, ai tempi di Caterina dèMedici, di Hitler e di Stalin non ci fossero elevati livelli di cultura… Viceversa gli USA di F.D. Roosevelt – a metà del ‘900 - erano magari più civili di quelli di G.W. Bush di oggi (2007)! Così come sarà difficile sostenere che l’Egitto (dalla cultura millenaria, e dopo aver toccato vertici elevatissimi di civiltà nel remoto passato) abbia oggi una civiltà superiore a quella europea, secondo diversi parametri che possiamo usare per misurarla: il PIL, la mortalità, la scolarizzazione, le istituzioni dello Stato, i diritti fondamentali, le condizioni di vita medie, e così via…

Perciò: le culture sono difficilmente confrontabili (come si fa a stabilire se “vale” di più il pensiero di Avicenna o “Die Kunst der Fuge” di Bach?) e quindi sono tutte da rispettare, perchè prodotti della espressione genuina del pensiero umano, che non ha certo differenze dovute al DNA o alla razza!

Invece la civiltà si caratterizza nel tempo e nello spazio: dire “civiltà occidentale” non significa nulla, se non si aggiunge, ad esempio: “della Francia del secolo XVIII” oppure “della mitteleuropa di fine ottocento”, o “del mondo globalizzato di fine ‘900”, etc.

Peraltro - e lo ho già anticipato - cultura e civiltà sono interdipendenti e si influenzano reciprocamente, non potrebbe essere altrimenti; io le vedo come l’essere (cultura) e il divenire (civiltà); o anche – spero che nessuno inorridisca per il paragone “contabile” - come lo Stato Patrimoniale (cultura) e il Conto Economico (civiltà). Insomma, si tratta di concetti diversi e distinti, sia pure intersecantesi.

Ma ora - e questo è davvero un aspetto di importanza fondamentale – dobbiamo precisare quali siano i nostri parametri di valutazione delle civiltà: perché il giudizio sulla superiorità di una civiltà su un’altra, o le ragioni di un potenziale conflitto fra civiltà dipendono esattamente dalla natura di tali parametri. I quali sono soggettivi ed ovviamente influenzati dalla cultura e dalla civiltà medesime.
Oggettivamente, qui siamo un poco al “gatto che si morde la coda”, corriamo il rischio di essere “giocatore che si fa arbitro”, ma tant’è… non si può sfuggire in alcun modo a questa situazione, pena cadere nell’assolutizzazione del relativo!

Quindi: i parametri. Qualche domandina:
- Potersi esprimere liberamente, è meglio o peggio che non poterlo fare?
- Potersi vestire come si crede, è una conquista o un peccato?
- Dire “maomettaccio!” (come Benigni disse “woytilaccio!”) è cosa da tollerare – sorridendo - o da punire con la morte per sgozzamento allo stadio di Kabul?

A seconda dei parametri impiegati, va da sé che possano trarsi valutazioni e giudizi diversi, a volte antipodici. Per restare alla - offensiva? - similitudine fra Civiltà e Conto Economico, si pensi a quali diversi e lontanissimi giudizi si possano dare di quest’ultimo, a seconda dei parametri di valutazione impiegati: i ricavi assoluti, o i vari livelli di margine (per un’impresa privata) oppure il grado di “sforamento del budget” (per un Ente Pubblico).

È di tutta evidenza – e riprenderemo ampiamente il discorso - come la civiltà (cosiddetta) occidentale trascuri completamente – o dia un peso infimo – al grado di osservanza dei principi religiosi, mentre al contrario, nella civiltà islamica si mette tale osservanza al primo posto. Ciò contemporaneamente determina il tipo di sviluppo delle due civiltà e il giudizio che di esse viene dato!

In ogni caso, qui un primo punto fermo lo possiamo stabilire: quando si parla di conflitto di civiltà ci si riferisce - appunto - alla civiltà e non alla cultura.

Dopodichè si devono stabilire i sistemi di misurazione del livello di civiltà.

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lüna höl làk

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