Se prendiamo in considerazione le guerre guerreggiate, possiamo stabilire come spartiacque fra la montante pressione islamica e l’occidente, la battaglia di Vienna del 1683, nella quale Marco d’Aviano condusse la civiltà occidentale alla riscossa nei confronti degli islamici ottomani.
Si può notare come le pur orrende e sanguinosissime guerre che hanno segnato la vita dell’occidente mai siano state definite come “sante” (anche se molte di queste furono combattute in seguito a qualche faida religiosa e con tanto di benedizioni da parte di Papi, Vescovi e Abati!) Nemmeno la guerra ad Hitler ha goduto di quell’aggettivo. Mentre, ogni volta che c’erano di mezzo gli islamici - mamma, li turchi! - allora si tirava in ballo la santità della guerra: e ciò è stato vero da Carlo Martello (732, Poitiers) alle Crociate (1000-1200) da Lepanto (1571) a Vienna. Altrettanto santa era anche – ovviamente - la guerra che gli islamici facevano (e fanno oggi) all’occidente. E vorrà pur dir qualcosa…
Poi, quasi un secolo fa (Prima Guerra Mondiale, molto laica, per la verità) ci fu la sconfitta e la definitiva disgregazione dell’Impero Ottomano (alleato della Germania!) per mano degli anglo-franco-italo-americani. Uno dei sottoprodotti – niente male davvero! – di quel peraltro disumano conflitto fu la nascita della moderna Turchia (grazie, Kemal!)
Da allora gli scontri fisici fra l’occidente e il mondo islamico si sono soprattutto concentrati nel medioriente, con qualche punta in Asia (India-Pakistan). Oltre che quelli che hanno visto (e tuttora vedono) protagonista Israele – sulla modalità (non sul merito) della cui nascita l’occidente ha evidenti colpe - sono stati più che altro scontri con il panarabismo (dei vari Nasser, Gheddafi e Saddam) che non predica di certo la distruzione della civiltà occidentale, ma la nascita di una forte nazione araba, modellata su principi più vicini al nostro socialismo, che non alla Shari’ah.
Un caso a parte è costituito dall’Iran, dove Khomeini ha imposto uno Stato teocratico, rimpiazzando un regime – quello di Reza - che dell’occidente presentava più che altro le caratteristiche deteriori. Lo scontro è stato “per interposto Saddam”, e non si è concluso troppo bene per il trio Carter-Reagan-Bush, se è vero che oggi un ex-gommonista-pasdaran è al potere e minaccia – quisquilie! – di spianare Israele, preparando atomiche nel retrobottega.
Però bisogna pur ammettere che Ahmadinejad non è Osama (non per niente è di radice shia, al contrario del wahabita saudi, di stampo sunni): lui “si limita” almeno per ora ad appoggiare il “terrorismo politico” (tipo Hezbollah e Hamas) e non quello “ideologico-califfico” di bin Laden.
Lo scontro si è invece incancrenito, da una ventina d’anni a questa parte, proprio con la élite islamica wahabita, quella di Osama. Che è cresciuta e tuttora prospera nel Paese – la Saudi Arabia – le relazioni col quale rappresentano il più spettacolare esempio di concentrazione degli aspetti deteriori della nostra civiltà.
E Osama ha programmaticamente deciso di usare il terrorismo, una forma di guerra anomala (asimmetrica, si usa dire) che sconvolge ogni precedente paradigma, oltre che i vecchissimi trattati (Westfalia in primis) e che del resto è l’unica per lui praticabile.
L’11 settembre 2001 ha segnato l’apice – ma solo nel senso statistico del numero di vittime in una sola azione combinata – di questa nuova modalità in cui si materializza lo scontro fisico e cruento fra le due civiltà.
A proposito di terrorismo: va da sé che non è stato inventato degli islamici fondamentalisti, né è loro esclusiva prerogativa. Brigate Rosse, Tupamaros, IRA, ETA sono fenomeni e movimenti, ben legati alla nostra civiltà, che ne hanno fatto ampiamente uso. Così come l’hanno impiegato molti islamici per nulla fondamentalisti, quali erano i “partigiani” dell’FLN nell’Algeria degli anni ’50, che volevano l’indipendenza dalla Francia, e l’ottennero da DeGaulle, ma senza proclamare la Shari’ah, nè lo Stato Coranico; e così come lo impiegano molti kamikaze palestinesi, non ideologicamente legati ad Osama, contro Israele.
Ma BR, Tupamaros, IRA, ETA, FNL, Hamas (in parte almeno) non avevano-hanno in programma l’abbattimento della civiltà occidentale, ma alcune precise “rivendicazioni politiche” fondamentali (l’utopia comunista, l’indipendenza o l’autodeterminazione di una comunità, un proprio Stato sovrano...)
Invece Osama – o chi per lui – aspira al califfato, cioè al predominio planetario dell’Islam in nome di Allah, da raggiungersi distruggendo ogni altra civiltà che a tale predominio si opponga. E in mancanza, oggi, di un esercito strutturato che possa invadere il Pianeta per sottometterlo, non resta all'aspirante-califfo che usare i mezzi spuri e odiosi che la nostra civiltà gli mette gentilmente a disposizione!
Ora sarà bene domandarsi se e quanto il fondamentalismo sia rappresentativo della “maggioranza islamica” - o almeno quanto la possa trascinare sulle sue criminali posizioni – o se invece ne sia soltanto una punta isolata e impazzita, per quanto pericolosa. Gli “esperti” ci dicono (ma come fanno a fare i conti, poi?) che oggi gli islamici fondamentalisti, seguaci potenziali o effettivi di Osama, sono all’incirca il 10% del totale. Fosse così, sarebbero 120 milioni! Un esercito mai visto al mondo! Che avrebbe già quindi presumibilmente dislocato 600.000 dei suoi effettivi negli USA (e 60.000, nel nostro piccolo, in Italia!)
Si può notare come le pur orrende e sanguinosissime guerre che hanno segnato la vita dell’occidente mai siano state definite come “sante” (anche se molte di queste furono combattute in seguito a qualche faida religiosa e con tanto di benedizioni da parte di Papi, Vescovi e Abati!) Nemmeno la guerra ad Hitler ha goduto di quell’aggettivo. Mentre, ogni volta che c’erano di mezzo gli islamici - mamma, li turchi! - allora si tirava in ballo la santità della guerra: e ciò è stato vero da Carlo Martello (732, Poitiers) alle Crociate (1000-1200) da Lepanto (1571) a Vienna. Altrettanto santa era anche – ovviamente - la guerra che gli islamici facevano (e fanno oggi) all’occidente. E vorrà pur dir qualcosa…
Poi, quasi un secolo fa (Prima Guerra Mondiale, molto laica, per la verità) ci fu la sconfitta e la definitiva disgregazione dell’Impero Ottomano (alleato della Germania!) per mano degli anglo-franco-italo-americani. Uno dei sottoprodotti – niente male davvero! – di quel peraltro disumano conflitto fu la nascita della moderna Turchia (grazie, Kemal!)
Da allora gli scontri fisici fra l’occidente e il mondo islamico si sono soprattutto concentrati nel medioriente, con qualche punta in Asia (India-Pakistan). Oltre che quelli che hanno visto (e tuttora vedono) protagonista Israele – sulla modalità (non sul merito) della cui nascita l’occidente ha evidenti colpe - sono stati più che altro scontri con il panarabismo (dei vari Nasser, Gheddafi e Saddam) che non predica di certo la distruzione della civiltà occidentale, ma la nascita di una forte nazione araba, modellata su principi più vicini al nostro socialismo, che non alla Shari’ah.
Un caso a parte è costituito dall’Iran, dove Khomeini ha imposto uno Stato teocratico, rimpiazzando un regime – quello di Reza - che dell’occidente presentava più che altro le caratteristiche deteriori. Lo scontro è stato “per interposto Saddam”, e non si è concluso troppo bene per il trio Carter-Reagan-Bush, se è vero che oggi un ex-gommonista-pasdaran è al potere e minaccia – quisquilie! – di spianare Israele, preparando atomiche nel retrobottega.
Però bisogna pur ammettere che Ahmadinejad non è Osama (non per niente è di radice shia, al contrario del wahabita saudi, di stampo sunni): lui “si limita” almeno per ora ad appoggiare il “terrorismo politico” (tipo Hezbollah e Hamas) e non quello “ideologico-califfico” di bin Laden.
Lo scontro si è invece incancrenito, da una ventina d’anni a questa parte, proprio con la élite islamica wahabita, quella di Osama. Che è cresciuta e tuttora prospera nel Paese – la Saudi Arabia – le relazioni col quale rappresentano il più spettacolare esempio di concentrazione degli aspetti deteriori della nostra civiltà.
E Osama ha programmaticamente deciso di usare il terrorismo, una forma di guerra anomala (asimmetrica, si usa dire) che sconvolge ogni precedente paradigma, oltre che i vecchissimi trattati (Westfalia in primis) e che del resto è l’unica per lui praticabile.
L’11 settembre 2001 ha segnato l’apice – ma solo nel senso statistico del numero di vittime in una sola azione combinata – di questa nuova modalità in cui si materializza lo scontro fisico e cruento fra le due civiltà.
A proposito di terrorismo: va da sé che non è stato inventato degli islamici fondamentalisti, né è loro esclusiva prerogativa. Brigate Rosse, Tupamaros, IRA, ETA sono fenomeni e movimenti, ben legati alla nostra civiltà, che ne hanno fatto ampiamente uso. Così come l’hanno impiegato molti islamici per nulla fondamentalisti, quali erano i “partigiani” dell’FLN nell’Algeria degli anni ’50, che volevano l’indipendenza dalla Francia, e l’ottennero da DeGaulle, ma senza proclamare la Shari’ah, nè lo Stato Coranico; e così come lo impiegano molti kamikaze palestinesi, non ideologicamente legati ad Osama, contro Israele.
Ma BR, Tupamaros, IRA, ETA, FNL, Hamas (in parte almeno) non avevano-hanno in programma l’abbattimento della civiltà occidentale, ma alcune precise “rivendicazioni politiche” fondamentali (l’utopia comunista, l’indipendenza o l’autodeterminazione di una comunità, un proprio Stato sovrano...)
Invece Osama – o chi per lui – aspira al califfato, cioè al predominio planetario dell’Islam in nome di Allah, da raggiungersi distruggendo ogni altra civiltà che a tale predominio si opponga. E in mancanza, oggi, di un esercito strutturato che possa invadere il Pianeta per sottometterlo, non resta all'aspirante-califfo che usare i mezzi spuri e odiosi che la nostra civiltà gli mette gentilmente a disposizione!
Ora sarà bene domandarsi se e quanto il fondamentalismo sia rappresentativo della “maggioranza islamica” - o almeno quanto la possa trascinare sulle sue criminali posizioni – o se invece ne sia soltanto una punta isolata e impazzita, per quanto pericolosa. Gli “esperti” ci dicono (ma come fanno a fare i conti, poi?) che oggi gli islamici fondamentalisti, seguaci potenziali o effettivi di Osama, sono all’incirca il 10% del totale. Fosse così, sarebbero 120 milioni! Un esercito mai visto al mondo! Che avrebbe già quindi presumibilmente dislocato 600.000 dei suoi effettivi negli USA (e 60.000, nel nostro piccolo, in Italia!)

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