Lasciando agli storici e agli studiosi delle religioni di occuparsi dei fatti remoti – per quanto importanti e decisivi per lo sviluppo planetario – riguardanti il Cristianesimo e l’Islam e le profondissime crisi (di cui le crociate non furono che la parte quasi folkloristica, alla Brancaleone…) che fra le due civiltà si sono succedute soprattutto fra la fine del primo e l’inizio del secondo millennio, cerchiamo di capire quali eventi abbiano invece caratterizzato i recenti rapporti fra Occidente ed Islam.
Ci occupiamo – nel tempo – degli ultimi 60 anni (dal secondo dopoguerra, in sostanza) e – nel merito – di rapporti economici e politici, dove l’occidente ha le sue belle responsabilità nell’aver creato una situazione a dir poco esplosiva. Per non fare solo della teoria o della arida cronistoria, partiamo da un tale che ultimamente occupa pagine dei giornali e titoli dei TG: Osama bin Laden.
Come e perché è nato questo personaggio?
- Primo: con i soldi del petrolio; lui è un membro della grande famiglia wahabita, che da 80 anni ha messo la Saudi sotto il tallone; e – ahinoi - con la ratifica di uno dei “grandi presidenti” USA: Franklin Delano Roosevelt! Che non esitò, nel 1945, poco prima di morire – e lasciandolo come suo testamento, al pari di Yalta – ad incontrare il vecchio Ibn Saud su un vascello nel Canale di Suez e a stringere con lui un “patto scellerato” (oggi potremmo benissimo chiamarlo oil-for-power). In sostanza: agli USA (e all’occidente, di rimbalzo) tutto il petrolio necessario a basso prezzo; a Ibn e ai suoi wahabiti, tutto il potere assoluto e un fiume ininterrotto di dollaroni, con i quali costruire regge con maniglie d’oro e piscine di cristallo!
- Il caro Osama era quindi un “figlio di papà” e, come tale, mentre i suoi coetanei del volgo continuavano a mangiare scorpioni nel deserto, poteva andare ad Oxford a studiare i “segreti della nostra civiltà”.
- Tornato a casa, e trovate chiuse tutte le porte per una “scalata” al potere saudita, decide allora di “studiare da califfo” e va in Afghanistan a fare proseliti fra i mullah, predicando il fondamentalismo islamico e la guerra santa.
- Gli USA – siamo ancora in guerra fredda – non esitano ad appoggiare e rifornire di dollaroni i mujahedin talebani e Osama, visto che combattono i sovietici che occupano un’area vitale dello scacchiere asiatico.
- Così Osama – già ricco di suo – si arricchisce ancor più e crea una rete planetaria di terrorismo anti-occidente (alQaeda).
- Dopo una serie di sanguinosi attentati in tutto il mondo, l’11 settembre 2001 si raggiunge l’apice dell’orrore, cui segue un’ininterrotta sequela di altri – piccoli e grandi – atti di terrorismo.
Da un secolo a questa parte sappiamo che sono gli USA lo Stato-guida dell’occidente: grazie al loro intervento in due conflitti mondiali guerreggiati, e in un altro sui-generis (la guerra fredda) la nostra civiltà ha potuto essere conservata dalle minacce di opposte dittature e di opposti totalitarismi.
Ma il prezzo pagato dagli USA (e da noi tutti) non è stato insignificante. Ignobili compromessi, e financo tradimenti dei nostri principi fondamentali, hanno costellato – in particolare – gli ultimi 50 anni di storia.
Oltre ad Osama, basterà citare l’Iran e Saddam.
Iran:
- Nel 1953 Mohammed Mossadeq (poteva essere l’Atatürk persiano, perdinci!) stava conducendo l’Iran verso una modernizzazione di tipo “occidentale”.
- Peccato che il suo Governo avesse bisogno, per sostenersi, del Partito Comunista e che una delle sue linee programmatiche contemplasse il riappropriarsi del petrolio persiano, riscattandolo dalla sudditanza nei confronti del Regno Unito.
- Il quale Regno Unito, visti in pericolo i suoi rifornimenti di greggio a buon mercato, non esitò a “passare la palla” agli USA, che da parte loro temevano che un Iran troppo “socialista” potesse cadere in mani poco raccomandabili (l’URSS, tanto per chiarire).
- E gli USA – a mezzo CIA - segarono Mossadeq e imposero all’Iran un altro pargolo ben svezzato nella bambagia occidentale: lo Shah Reza.
- Così, alla fine anni ’70, Khomeini, il grande ayatollah shiita, indottrinatosi in Iraq (Najaf) e da noi ospitato con tutti i riguardi a Parigi, poteva facilmente spazzare via il “fantoccio” Reza, facendo leva sul Corano e sulla purezza della religione islamica.
- Dopo Eisenhower (con l’affare Mossadeq) Carter e Reagan, l’uno democratico e l’altro repubblicano, furono i due Presidenti USA sputtanatisi in Iran: il primo con l’affare dei diplomatici USA sequestrati a Tehran, l’altro col maldestro tentativo di scalzare Khomeini, usandogli contro Saddam Hussein.
E veniamo quindi a Saddam:
- Il di-recente-impiccato – con ripresa al videotelefonino - dittatore irakeno prese il potere a metà anni ’60 con una simpatica e civile cerimonia, trasmessa dall’allora neonata televisione: l’esibizione pubblica della testa mozzata di tale Kassem, capo del governo da lui spodestato.
- Il giovincello Jacques Chirac, per ricompensarlo di lucrosi contratti oleosi, gli regala un reattore nucleare, chiamato Osirak (per gli amici: “oscirac”). Anche gli italiani danno un simpatico obolo, sotto forma di un peluche a sei zampe.
- Saddam però si fida altrettanto, se non di più, dei sovietici, che lo riempiono tosto di rubli, ma soprattutto di armi.
- A fine anni ’70 dichiara guerra all’Iran e gli USA non vedono l’ora di approfittarne: così Rumsfeld in persona (1983) gli rende visita, recando doni.
- Il Mossad israeliano, nel 1981, vista l’indifferenza occidentale, pensa bene di spianare Osirak, onde evitare che da lì possa fuoriuscire qualche pillola al plutonio indirizzabile su TelAviv.
- 1990-91, invasione del Kuwait e Guerra del Golfo; Saddam, convinto di godere dell’indifferenza – se non addirittura del beneplacito - USA, invade il Kuwait; invece Bush-il-vecchio lo aspetta al varco e gli dà una bella lezione, in diretta su CNN; poi si permette – tanto per gradire, e a telecamere spente - qualche modesta atrocità sulle colonne di Saddam, sbandate e indifese in ritirata sull’autostrada Kuwait-Bassora, ma alla fine “risparmia” il dittatore, che a sua volta ringrazia gasando qualche centomila curdi e shiiti, e attentando poi (Kuwait, 1993) alla vita del Presidente USA medesimo (in modo che Bush-il-giovane abbia più avanti anche ragioni familiari per agire).
- 2001: l’impresa aerea di Osama dà a Bush-43 la ghiotta occasione per mettere in pratica le teorie delle teste d’uovo del PNAC, che contemplano la ripulitura del pianeta da tutti i dittatori, a cominciare – logica priorità - da quelli che tengono le chiappe sul petrolio.
- Senza curarsi dell’ONU, gli USA invadono l’Iraq, con la scusa di dover neutralizzare le WMD, che peraltro mai si troveranno… ed è storia di oggi.
Fermiamoci pure qui, poiché ce n’è abbastanza! Dalla fine del secondo conflitto mondiale (anche prima, peraltro…) l’occidente ne ha combinate di cotte e di crude, e sempre adducendo un’unica “giustificazione”: la guerra fredda e il confronto con il mondo sovietico e comunista in generale. Confronto squisitamente ideologico? Sì, se nell’ideologia ci mettiamo anche il petrolio!
Il “caso Saudi” è emblematico di un circolo vizioso – davvero infernale – che ci siamo creati con le nostre mani (la nostra politica); in breve:
- Noi abbiamo stretto alleanze con i sauditi - ideologicamente nemici mortali degli atei comunisti sovietici – dandogli 5-10, poi 50$ in cambio di un barile.
- Ma chi se li intasca? L’intera popolazione? No, no: solo l’oligarchia al potere, che ci garantisce quelle forniture (+ basi militari) e che può navigare nell’oro.
- Ma allora, perché le masse diseredate non fanno rivoluzioni violente contro quelle oligarchie oppressive?
- Perché i nipotini di Ibn Saud “girano” una parte dei dollari al clero fondamentalista, che indottrina quelle masse; come? Nell’odio verso i loro governanti corrotti? No di certo! Verso la civiltà occidentale, dipinta come la causa di tutti i loro mali!
- E così nascono i robottini che eseguono ciecamente gli ordini di Osama!
- E così, a TelAviv e ad Haifa qualcuno si fa esplodere nei ristoranti e nei bar, seminando morte nel cuore del nostro mondo!
Ci occupiamo – nel tempo – degli ultimi 60 anni (dal secondo dopoguerra, in sostanza) e – nel merito – di rapporti economici e politici, dove l’occidente ha le sue belle responsabilità nell’aver creato una situazione a dir poco esplosiva. Per non fare solo della teoria o della arida cronistoria, partiamo da un tale che ultimamente occupa pagine dei giornali e titoli dei TG: Osama bin Laden.
Come e perché è nato questo personaggio?
- Primo: con i soldi del petrolio; lui è un membro della grande famiglia wahabita, che da 80 anni ha messo la Saudi sotto il tallone; e – ahinoi - con la ratifica di uno dei “grandi presidenti” USA: Franklin Delano Roosevelt! Che non esitò, nel 1945, poco prima di morire – e lasciandolo come suo testamento, al pari di Yalta – ad incontrare il vecchio Ibn Saud su un vascello nel Canale di Suez e a stringere con lui un “patto scellerato” (oggi potremmo benissimo chiamarlo oil-for-power). In sostanza: agli USA (e all’occidente, di rimbalzo) tutto il petrolio necessario a basso prezzo; a Ibn e ai suoi wahabiti, tutto il potere assoluto e un fiume ininterrotto di dollaroni, con i quali costruire regge con maniglie d’oro e piscine di cristallo!
- Il caro Osama era quindi un “figlio di papà” e, come tale, mentre i suoi coetanei del volgo continuavano a mangiare scorpioni nel deserto, poteva andare ad Oxford a studiare i “segreti della nostra civiltà”.
- Tornato a casa, e trovate chiuse tutte le porte per una “scalata” al potere saudita, decide allora di “studiare da califfo” e va in Afghanistan a fare proseliti fra i mullah, predicando il fondamentalismo islamico e la guerra santa.
- Gli USA – siamo ancora in guerra fredda – non esitano ad appoggiare e rifornire di dollaroni i mujahedin talebani e Osama, visto che combattono i sovietici che occupano un’area vitale dello scacchiere asiatico.
- Così Osama – già ricco di suo – si arricchisce ancor più e crea una rete planetaria di terrorismo anti-occidente (alQaeda).
- Dopo una serie di sanguinosi attentati in tutto il mondo, l’11 settembre 2001 si raggiunge l’apice dell’orrore, cui segue un’ininterrotta sequela di altri – piccoli e grandi – atti di terrorismo.
Da un secolo a questa parte sappiamo che sono gli USA lo Stato-guida dell’occidente: grazie al loro intervento in due conflitti mondiali guerreggiati, e in un altro sui-generis (la guerra fredda) la nostra civiltà ha potuto essere conservata dalle minacce di opposte dittature e di opposti totalitarismi.
Ma il prezzo pagato dagli USA (e da noi tutti) non è stato insignificante. Ignobili compromessi, e financo tradimenti dei nostri principi fondamentali, hanno costellato – in particolare – gli ultimi 50 anni di storia.
Oltre ad Osama, basterà citare l’Iran e Saddam.
Iran:
- Nel 1953 Mohammed Mossadeq (poteva essere l’Atatürk persiano, perdinci!) stava conducendo l’Iran verso una modernizzazione di tipo “occidentale”.
- Peccato che il suo Governo avesse bisogno, per sostenersi, del Partito Comunista e che una delle sue linee programmatiche contemplasse il riappropriarsi del petrolio persiano, riscattandolo dalla sudditanza nei confronti del Regno Unito.
- Il quale Regno Unito, visti in pericolo i suoi rifornimenti di greggio a buon mercato, non esitò a “passare la palla” agli USA, che da parte loro temevano che un Iran troppo “socialista” potesse cadere in mani poco raccomandabili (l’URSS, tanto per chiarire).
- E gli USA – a mezzo CIA - segarono Mossadeq e imposero all’Iran un altro pargolo ben svezzato nella bambagia occidentale: lo Shah Reza.
- Così, alla fine anni ’70, Khomeini, il grande ayatollah shiita, indottrinatosi in Iraq (Najaf) e da noi ospitato con tutti i riguardi a Parigi, poteva facilmente spazzare via il “fantoccio” Reza, facendo leva sul Corano e sulla purezza della religione islamica.
- Dopo Eisenhower (con l’affare Mossadeq) Carter e Reagan, l’uno democratico e l’altro repubblicano, furono i due Presidenti USA sputtanatisi in Iran: il primo con l’affare dei diplomatici USA sequestrati a Tehran, l’altro col maldestro tentativo di scalzare Khomeini, usandogli contro Saddam Hussein.
E veniamo quindi a Saddam:
- Il di-recente-impiccato – con ripresa al videotelefonino - dittatore irakeno prese il potere a metà anni ’60 con una simpatica e civile cerimonia, trasmessa dall’allora neonata televisione: l’esibizione pubblica della testa mozzata di tale Kassem, capo del governo da lui spodestato.
- Il giovincello Jacques Chirac, per ricompensarlo di lucrosi contratti oleosi, gli regala un reattore nucleare, chiamato Osirak (per gli amici: “oscirac”). Anche gli italiani danno un simpatico obolo, sotto forma di un peluche a sei zampe.
- Saddam però si fida altrettanto, se non di più, dei sovietici, che lo riempiono tosto di rubli, ma soprattutto di armi.
- A fine anni ’70 dichiara guerra all’Iran e gli USA non vedono l’ora di approfittarne: così Rumsfeld in persona (1983) gli rende visita, recando doni.
- Il Mossad israeliano, nel 1981, vista l’indifferenza occidentale, pensa bene di spianare Osirak, onde evitare che da lì possa fuoriuscire qualche pillola al plutonio indirizzabile su TelAviv.
- 1990-91, invasione del Kuwait e Guerra del Golfo; Saddam, convinto di godere dell’indifferenza – se non addirittura del beneplacito - USA, invade il Kuwait; invece Bush-il-vecchio lo aspetta al varco e gli dà una bella lezione, in diretta su CNN; poi si permette – tanto per gradire, e a telecamere spente - qualche modesta atrocità sulle colonne di Saddam, sbandate e indifese in ritirata sull’autostrada Kuwait-Bassora, ma alla fine “risparmia” il dittatore, che a sua volta ringrazia gasando qualche centomila curdi e shiiti, e attentando poi (Kuwait, 1993) alla vita del Presidente USA medesimo (in modo che Bush-il-giovane abbia più avanti anche ragioni familiari per agire).
- 2001: l’impresa aerea di Osama dà a Bush-43 la ghiotta occasione per mettere in pratica le teorie delle teste d’uovo del PNAC, che contemplano la ripulitura del pianeta da tutti i dittatori, a cominciare – logica priorità - da quelli che tengono le chiappe sul petrolio.
- Senza curarsi dell’ONU, gli USA invadono l’Iraq, con la scusa di dover neutralizzare le WMD, che peraltro mai si troveranno… ed è storia di oggi.
Fermiamoci pure qui, poiché ce n’è abbastanza! Dalla fine del secondo conflitto mondiale (anche prima, peraltro…) l’occidente ne ha combinate di cotte e di crude, e sempre adducendo un’unica “giustificazione”: la guerra fredda e il confronto con il mondo sovietico e comunista in generale. Confronto squisitamente ideologico? Sì, se nell’ideologia ci mettiamo anche il petrolio!
Il “caso Saudi” è emblematico di un circolo vizioso – davvero infernale – che ci siamo creati con le nostre mani (la nostra politica); in breve:
- Noi abbiamo stretto alleanze con i sauditi - ideologicamente nemici mortali degli atei comunisti sovietici – dandogli 5-10, poi 50$ in cambio di un barile.
- Ma chi se li intasca? L’intera popolazione? No, no: solo l’oligarchia al potere, che ci garantisce quelle forniture (+ basi militari) e che può navigare nell’oro.
- Ma allora, perché le masse diseredate non fanno rivoluzioni violente contro quelle oligarchie oppressive?
- Perché i nipotini di Ibn Saud “girano” una parte dei dollari al clero fondamentalista, che indottrina quelle masse; come? Nell’odio verso i loro governanti corrotti? No di certo! Verso la civiltà occidentale, dipinta come la causa di tutti i loro mali!
- E così nascono i robottini che eseguono ciecamente gli ordini di Osama!
- E così, a TelAviv e ad Haifa qualcuno si fa esplodere nei ristoranti e nei bar, seminando morte nel cuore del nostro mondo!
I due casi (Iran anni ‘50 e Afghanistan anni ‘80) sono altrettanti esempi di due paesi islamici che stavano faticosamente e meritoriamente cercando di acquisire gli aspetti positivi della civiltà occidentale e che la civiltà occidentale medesima ha cinicamente sacrificato sull’altare della realpolitik, mostrando in ciò il lato peggiore della propria natura:
- l’Iran progressista, distrutto dalla CIA e dall’Intelligence Service, nel timore che cadesse (con tutto il petrolio annesso) in mani sovietiche; e caduto quindi nelle mani degli Ayatollah integralisti!
- l’Afghanistan “borghese”, occupato dall’URSS perchè non diventasse (pipelines incluse) un fastidioso avamposto dell’occidente ai confini meridionali dell’impero sovietico, e quindi caduto in mani talebane, con tanto di appoggio e benedizione USA in funzione antisovietica…
Nell’affare Saddam poi, la nostra civiltà ha davvero raggiunto le supreme vette dell’ipocrisia legata alla realpolitik:
- Hussein: un raiss cresciuto nell’ideologia nasseriana del panarabismo socialista. (Attenzione: il socialismo di Stalin, mica quello di Saragat! E con pronunciate venature hitleriane…)
- coccolato da occidente (Francia e Italia in testa, per ragioni oleose) e dall’URSS, in funzione di rompi-balle ad USA-UK, che da 50 anni facevano il bello e il cattivo tempo in quell’area strategica…
- colpito – fin quasi all’irrisione - da Israele nei suoi “interessi nucleari”,
- usato da Reagan (col “giovane” Don Rumsfeld) in funzione anti-Khomeini. (Un particolare quasi comico, surreale: la guerra Iran-Iraq fu combattuta da Khomeini con i Phanthom americani, che affrontavano i Mig russi di Saddam!)
- allettato da Bush-il-vecchio a papparsi il Kuwait, e poi dallo stesso Bush-41 punito barbaramente;
- diventato strumentalmente, dopo l’11 settembre, il pericolo pubblico n°1, e abbattuto dal Bush-43 dopo una guerra (del tutto inventata, nei pretesti) che dura tuttora!
Ma gli errori e le colpe della civiltà occidentale non finiscono qui:
- la Israel-story, un vero schiaffo agli arabi! (lo meritavano/meritano? bah…)
- i protezionismi di USA e di UE che difendono i privilegi di loro caste e corporazioni, impedendo ai paesi del 3°-4° mondo di emergere;
- il perdurante sfruttamento di risorse naturali, in barba a tutti i principi di ecologia ed economicità,
- gli interventi americani in Cile, Nicaragua, Panama, quelli francesi in Costa d’Avorio,
- la gestione tutt’altro che cristallina delle crisi in Bosnia, Kosovo, Somalia, Sudan, Nigeria, Timor, Filippine, per citare solo i casi più evidenti…
sono tutti aspetti deteriori che la nostra civiltà ha mostrato e mostra ancor oggi: e che danno agli altri buone ragioni per condannarci e combatterci.
Ma il caso per noi più fastidioso – uso un eufemismo – è indubbiamente quello dell’Algeria del 1992. I fondamentalisti del FIS (Fronte Islamico di Salvezza, organo politico del MIA - Movimento Islamico Armato) dopo aver largamente vinto le elezioni locali del 1990-91, erano nettamente favoriti anche alle politiche, a cui si presentavano con un programma che non lasciava dubbi sulle loro intenzioni – una volta avuta democraticamente la maggioranza - di distruggere le (pur imperfette) istituzioni democratiche, per instaurare una teocrazia islamica, sul modello khomeinista. Il loro motto? “L’Islam è la luce, la democrazia le tenebre”.
E allora cosa fecero i rappresentanti della “tenebrosa” civiltà occidentale (cioè: l’esercito algerino, col supporto – solo “intellettuale”? – della NATO e magari della CIA)? Sospensione delle elezioni politiche, messa fuorilegge del FIS e stato d’assedio… Come si chiama tutto ciò, dalle nostre parti? Ah già: Colpo di Stato!
10 anni di massacri e 100.000 morti sono il risultato di quegli eventi storici e ci danno una vaga idea di quale catastrofica portata avrebbe uno scontro fra le civiltà portato su scala planetaria!

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