Nella Premessa a questo scritto ho anticipato la mia visione dello scontro di civiltà, dichiarando che – sul terreno – di civiltà oggi ne esistono fondamentalmente due: quella occidentale (la “nostra”) e quella islamica.
Si tratta – non posso negarlo – di una estrema semplificazione, che trae tuttavia origine dall’analisi (anzi dalla semplice constatazione) di fatti storici, remoti e recenti, che sono sotto gli occhi di noi tutti e la cui immanenza conferisce a tale semplificazione i caratteri di un autentico postulato.
Insomma, pur partendo da origini stellarmene distanti, alcune civiltà - quella sviluppatasi all’ombra del cristianesimo (quindi cattolica, protestante, ortodossa) e del giudaismo (diaspora e poi sionismo), quella cresciuta all’ombra dell’hinduismo, quella di ispirazione confuciana e quella di ispirazione buddista (per parlare solo delle principali) – si sono rese protagoniste di un fenomeno di progressiva convergenza, e sono oggi di fatto accomunate da in insieme assai vasto di valori istituzionali, economici, etici, politici (guarda caso: non religiosi!)
All’ombra dei quali sta furiosamente – ed anche sgangheratamente, per la verità – avanzando quel fenomeno (per certi versi infernale) che va sotto il nome di globalizzazione. Essa ha ormai coinvolto tutto il pianeta e sta portando autentici sconvolgimenti anche all’interno della civiltà occidentale (basti pensare a fenomeni quali “lo spauracchio cinese” e alle relative conseguenze) e sta cambiando tutti i paradigmi storici a livello dei rapporti fra gli uomini e i popoli.
In particolare ciò riguarda proprio gli islamici, rimasti per secoli piuttosto ai margini della vita del “primo e secondo mondo”. Oggi invece tutto il pianeta si sta trasformando in una gigantesca kasbah; ironia della sorte, proprio gli islamici (fatte alcune doverose eccezioni) ne subiscono l’impatto più devastante! Per di più, molti di loro sono seduti sul petrolio, che per noi è tutto fuorché un optional a cui poter rinunciare! Per questo cresce la tensione fra “noi” e “loro”. Ed ecco quindi il clash.
Abbiamo anticipato che qualsivoglia confronto presuppone la definizione di sistemi di misurazione; vogliamo da subito trovare un terreno su cui tutti (“noi” occidentali e “loro” islamici) si possa concordare? Bene: dovendo misurare civiltà (quindi organizzazioni umane) io lo individuo precisamente in uno strumento di impiego universale: la Carta Costituzionale di ciascun Paese!
E sapete qual è la differenza fondamentale che salta subito all’occhio, quando si scorrono le Carte dei Paesi di “civiltà occidentale” e poi quelle dei Paesi di “civiltà islamica”? Il rapporto con la Religione!
Si tratta – non posso negarlo – di una estrema semplificazione, che trae tuttavia origine dall’analisi (anzi dalla semplice constatazione) di fatti storici, remoti e recenti, che sono sotto gli occhi di noi tutti e la cui immanenza conferisce a tale semplificazione i caratteri di un autentico postulato.
Insomma, pur partendo da origini stellarmene distanti, alcune civiltà - quella sviluppatasi all’ombra del cristianesimo (quindi cattolica, protestante, ortodossa) e del giudaismo (diaspora e poi sionismo), quella cresciuta all’ombra dell’hinduismo, quella di ispirazione confuciana e quella di ispirazione buddista (per parlare solo delle principali) – si sono rese protagoniste di un fenomeno di progressiva convergenza, e sono oggi di fatto accomunate da in insieme assai vasto di valori istituzionali, economici, etici, politici (guarda caso: non religiosi!)
All’ombra dei quali sta furiosamente – ed anche sgangheratamente, per la verità – avanzando quel fenomeno (per certi versi infernale) che va sotto il nome di globalizzazione. Essa ha ormai coinvolto tutto il pianeta e sta portando autentici sconvolgimenti anche all’interno della civiltà occidentale (basti pensare a fenomeni quali “lo spauracchio cinese” e alle relative conseguenze) e sta cambiando tutti i paradigmi storici a livello dei rapporti fra gli uomini e i popoli.
In particolare ciò riguarda proprio gli islamici, rimasti per secoli piuttosto ai margini della vita del “primo e secondo mondo”. Oggi invece tutto il pianeta si sta trasformando in una gigantesca kasbah; ironia della sorte, proprio gli islamici (fatte alcune doverose eccezioni) ne subiscono l’impatto più devastante! Per di più, molti di loro sono seduti sul petrolio, che per noi è tutto fuorché un optional a cui poter rinunciare! Per questo cresce la tensione fra “noi” e “loro”. Ed ecco quindi il clash.
Abbiamo anticipato che qualsivoglia confronto presuppone la definizione di sistemi di misurazione; vogliamo da subito trovare un terreno su cui tutti (“noi” occidentali e “loro” islamici) si possa concordare? Bene: dovendo misurare civiltà (quindi organizzazioni umane) io lo individuo precisamente in uno strumento di impiego universale: la Carta Costituzionale di ciascun Paese!
E sapete qual è la differenza fondamentale che salta subito all’occhio, quando si scorrono le Carte dei Paesi di “civiltà occidentale” e poi quelle dei Paesi di “civiltà islamica”? Il rapporto con la Religione!
In tutte le Costituzioni “occidentali”, nessuna esclusa (quindi, ripeto, incluse quelle di India, Russia, Cina, Giappone) la religione è citata soltanto per garantirne la libertà di professione individuale e il diritto al proselitismo, punto.
Ciò è la diretta conseguenza della capacità dell’uomo di mettere in discussione se stesso e le cosiddette “verità rivelate”; del suo desiderio di conoscenza, liberata da pregiudizi e comandamenti; dell’assunzione di personale responsabilità, che arriva a mettere in discussione persino dio. E tutto ciò ha prodotto:
- la separazione fra Stato (laico) e Religione (e relative Chiese);
- l’affermazione delle libertà di ogni genere e per tutti: intrapresa, religione, movimento, sesso, pensiero;
- la tolleranza per i “diversi”.
Nelle Costituzioni della stragrande maggioranza dei Paesi “islamici” o a forte componente islamica (le eccezioni sono davvero “mosche bianche”: Turchia, Indonesia, Nigeria, e ci fermiamo qui…) la Religione (islamica, ovvio!) occupa sempre un posto di primo piano, che va dalla sua assunzione a “Religione di Stato” (vedi anche Paesi non certo fondamentalisti, come Algeria, Siria, Egitto, Libia) fino alla sua diretta, intima e indissolubile identificazione con la suprema Legge dello Stato e con tutto l’impianto legislativo e normativo (Iran, tanto per fare l’esempio più ovvio)! E il risultato di ciò è questo bell’insieme di qualità:
- nessuna seria democrazia,
- nessuna “separazione di poteri”,
- scarsa o nessuna libertà di espressione religiosa,
- scarsa o nessuna libertà di espressione di pensiero,
- scarsa libertà di intrapresa,
- scarsa libertà a livello di “impiego del tempo libero”,
- giustizia di tipo sommario, pena di morte, pene fisiche e corporali.
Come in tutte le cose umane, esistono – purtroppo, per fortuna? – le eccezioni. Due esempi? La Malaysia, con Carta Costituzionale “integralista” (Shari’ah inclusa) e civiltà in frenetico espansionismo “occidentalizzante”. Ma è – appunto – un’eccezione… come – sul versante opposto – l’Indonesia: Carta “laica” e pratica comune di fondamentalismo islamico.
Interessante davvero (e anche curiosa) è la recente bozza di Costituzione dell’Iraq, nata dopo l’occupazione americana e la caduta di Saddam; l’Articolo 2 afferma:
1. L’Islam è la religione di Stato e la base di ogni legislazione:
a. Nessuna legge può essere emanata se contraddice le indiscutibili regole dell’Islam;
b. Nessuna legge può essere emanata se contraddice i principi della democrazia…
Verrebbe da dire: quadratura del cerchio, o alta ipocrisia? Voltaire, che ne pensi?
Sempre a proposito di Costituzioni, si assiste oggi ad un fatto assai singolare, legato al Preambolo della Costituzione dell’Unione Europea. È tuttora aperto un acceso dibattito fra coloro che propongono di inserirvi almeno un accenno alle radici cristiano-giudaiche dell’Europa, e coloro che a questa idea si oppongono.
Orbene, proviamo a chiederci: perché mai rappresentanti e cittadini di Paesi i cui Stati non hanno pensato di includere quel richiamo nelle rispettive Costituzioni, oggi invece avanzano quella proposta riguardo alla Costituzione Europea? Per me, questo è un chiaro e inequivocabile indizio dell’esistenza – aperta o forse ancora nascosta nell’inconscio delle persone – del confronto (scontro?) di civiltà.
Sì, perché quel richiamo e quell’etichetta non sono certo pensati in funzione di distinguere l’Europa dagli USA o dall’America in generale (Paesi che hanno quelle stesse radici). E credo nemmeno dall’Asia e dall’Africa non-islamiche, dove la buona novella è stata portata da tempo… No, quel richiamo è – io ne sono più che convinto – indirizzato a distinguere la civiltà europea (e occidentale) dagli altri: la civiltà islamica! E non per nulla la cosa rappresenta un oggettivo ostacolo per le discussioni riguardanti l’ingresso in UE della Turchia…
Orbene, proviamo a chiederci: perché mai rappresentanti e cittadini di Paesi i cui Stati non hanno pensato di includere quel richiamo nelle rispettive Costituzioni, oggi invece avanzano quella proposta riguardo alla Costituzione Europea? Per me, questo è un chiaro e inequivocabile indizio dell’esistenza – aperta o forse ancora nascosta nell’inconscio delle persone – del confronto (scontro?) di civiltà.
Sì, perché quel richiamo e quell’etichetta non sono certo pensati in funzione di distinguere l’Europa dagli USA o dall’America in generale (Paesi che hanno quelle stesse radici). E credo nemmeno dall’Asia e dall’Africa non-islamiche, dove la buona novella è stata portata da tempo… No, quel richiamo è – io ne sono più che convinto – indirizzato a distinguere la civiltà europea (e occidentale) dagli altri: la civiltà islamica! E non per nulla la cosa rappresenta un oggettivo ostacolo per le discussioni riguardanti l’ingresso in UE della Turchia…

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