Torniamo ora “a bomba”: a me pare che la principale (se non unica) discriminante fra le due civiltà che si confrontano si riduca ad un semplice, quanto capitale concetto: la laicità delle Istituzioni.
Tenendo fede all’assunto originario, cito subito un dato di fatto – conseguente ad una serie infinita di fatti – che possiamo constatare senza bisogno di procedere a lunghi e complessi studi: ed è il gigantesco differenziale di sviluppo che la civiltà occidentale ha posto fra sé e quella islamica. Qualunque “conquista” si voglia elencare in qualunque campo della civilizzazione, si deve ammettere che è venuta – regolarmente, da almeno 6-7-8 secoli a questa parte - “da ovest”!
Citerò tre esempi – diversi per portata e importanza – a chiarimento del concetto:
- I numeri: gli arabi hanno inventato i numeri (arabi, appunto!) che sono alla base di tutto lo sviluppo planetario; dopodichè “noi” - con pochi passaggi: Galileo, Newton, Einstein - li abbiamo usati per andare sulla Luna e per spedire aggeggi in giro per lo spazio siderale. “Loro”…?
- La tecnologia: l’alambicco moderno fu inventato dagli islamici (al-ambic) ma per nobili scopi (esclusivamente medici); poi “noi”, da bravi “furbi”, l’abbiamo usato per farci la grappa e tutti gli altri alcoolici, che sono parte integrante, oltre che peccaminosa, della nostra civiltà. “Loro”…?
- La musica: Abu Ali al-Husain Ibn Sina (più noto a noi col nome latino di Avicenna) e innumerevoli altri pensatori islamici hanno fatto per la musica almeno quanto fecero i greci e Pitagora; poi però l’Islam si è fermato lì, mentre dalle nostre parti le ricerche di Avicenna sono servite come “base di lancio” per tipi come Gioseffo Zarlino e Jean-Philippe Rameau, che hanno aperto la strada ai vari Bach, Mozart, Beethoven e poi – insieme a scienziati del calibro di Hermann von Helmholtz – ai di loro nipoti (Schönberg, Stockhausen, …) e ai di questi nipotini. “Loro”…?
Il motore che ha spinto questo staordinario sviluppo della nostra civiltà – io non ho quindi alcun dubbo in proposito – è per l’appunto la laicità delle Istituzioni.
Basta un ragionamento per assurdo a convalidare questa tesi: immaginiamo cosa sarebbe la nostra civiltà, se la nostra Costituzione e le nostre Leggi avessero incorporato tutti i dettami (precetti e catechismo) della nostra Religione! Saremmo al 1200… esattamente dove sono rimasti gli islamici! Ma la laicità delle Istituzioni non ci è piovuta certo dal cielo: i protagonisti del nostro sviluppo si chiamano Dante Alighieri, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Renè Descartes, Gorge Washington, Richard Wagner, Karl Marx, Albert Einstein… e mi fermo qui per non dover scrivere migliaia, milioni di nomi di “liberi pensatori”, che hanno fatto grande - e superiore a quella islamica – la nostra civiltà!
Oggi – bisogna pur dirlo, senza spocchia, ma anche senza falsi pudori – se applichiamo qualunque parametro di giudizio che escluda l’osservanza di principi religiosi, dobbiamo concludere che “noi” (occidentali) nulla abbiamo da imparare dalla civiltà islamica mentre – viceversa – quel poco (o magari tanto, a seconda dei casi e dei luoghi e dei paesi) di buono che in essa troviamo è quasi esclusivamente di importazione occidentale. Le stesse armi che il fondamentalismo islamico impiega nella sua jihad contro di noi, da quelle cruente (bombe, plastico, aerei sventra-torri) a quelle mediatiche (giornali, radio-tv, internet) le abbiamo “inventate noi” ed anzi cerchiamo di vendergliele tutti i giorni per far funzionare il nostro sistema socio-economico-politico, cioè la nostra (superiore) civiltà!
Come ha giustamente scritto Giovanni Sartori: (la nostra) “è la civiltà che ha conseguito più di ogni altra – sì, al paragone con ogni altra - la buona città, la città politica più umana, più vivibile, più libera, più aperta di ogni altra”. Un esempio? Un fatto fresco di memoria (2001): il cannoneggiamento, da parte dei Taliban di Omar (civiltà) dei Buddha di Bamiyan (cultura). Domanda: qui da noi, c’è qualche incivile a cui verrebbe in mente di radere al suolo l’Alhambra?
Sarà appena il caso di aggiungere che la nostra civiltà e il nostro sistema socio-economico-politico hanno aspetti che non esito a definire infernali (non è un caso che l’Islam fondamentalista ci consideri infatti come il “male assoluto”…) Ad esempio: la capacità straordinaria di creare ricchezza e la straordinaria ingiustizia nel distribuirla; e soprattutto la quasi totale “assenza di briglie” poste al pensiero e alla pratica di ciascuno di noi, che liberano nell’essere umano grandi energie positive e grandi stupidità allo stesso tempo.
Oggi – da noi – non si produce per consumare, ma si consuma per poter produrre: tv, dvd, ipod, abiti, suv e moto, spettacoli, missmondo, sanremo, biscardi, persino Bach e Vivaldi… son tutte cose di cui si potrebbe fare a meno, ma invece, se non le consumiamo (o magari le buttiamo direttamente in discarica) la nostra civiltà si ferma! Mentre una percentuale prossima al 90% del nostro PIL è costituita da superfluo, in giro c’è gente che ancora muore di fame…
Al contrario, la Shari’ah e il Corano predicano la moderazione dei costumi e l’uso equilibrato delle risorse naturali; tutte cose che si leggono anche in Bibbia e Vangeli, sia ben chiaro, ma che “qui da noi” trovano scarsa applicazione pratica, proprio in forza della laicità di istituzioni e di costumi. Epperò: se inseriamo, fra i parametri di valutazione di una civiltà, l’osservanza di principi religiosi… allora cambia tutto! Sì, perché su quel terreno la civiltà islamica è – indubitabilmente e di gran lunga – la prima al mondo!
Tenendo fede all’assunto originario, cito subito un dato di fatto – conseguente ad una serie infinita di fatti – che possiamo constatare senza bisogno di procedere a lunghi e complessi studi: ed è il gigantesco differenziale di sviluppo che la civiltà occidentale ha posto fra sé e quella islamica. Qualunque “conquista” si voglia elencare in qualunque campo della civilizzazione, si deve ammettere che è venuta – regolarmente, da almeno 6-7-8 secoli a questa parte - “da ovest”!
Citerò tre esempi – diversi per portata e importanza – a chiarimento del concetto:
- I numeri: gli arabi hanno inventato i numeri (arabi, appunto!) che sono alla base di tutto lo sviluppo planetario; dopodichè “noi” - con pochi passaggi: Galileo, Newton, Einstein - li abbiamo usati per andare sulla Luna e per spedire aggeggi in giro per lo spazio siderale. “Loro”…?
- La tecnologia: l’alambicco moderno fu inventato dagli islamici (al-ambic) ma per nobili scopi (esclusivamente medici); poi “noi”, da bravi “furbi”, l’abbiamo usato per farci la grappa e tutti gli altri alcoolici, che sono parte integrante, oltre che peccaminosa, della nostra civiltà. “Loro”…?
- La musica: Abu Ali al-Husain Ibn Sina (più noto a noi col nome latino di Avicenna) e innumerevoli altri pensatori islamici hanno fatto per la musica almeno quanto fecero i greci e Pitagora; poi però l’Islam si è fermato lì, mentre dalle nostre parti le ricerche di Avicenna sono servite come “base di lancio” per tipi come Gioseffo Zarlino e Jean-Philippe Rameau, che hanno aperto la strada ai vari Bach, Mozart, Beethoven e poi – insieme a scienziati del calibro di Hermann von Helmholtz – ai di loro nipoti (Schönberg, Stockhausen, …) e ai di questi nipotini. “Loro”…?
Il motore che ha spinto questo staordinario sviluppo della nostra civiltà – io non ho quindi alcun dubbo in proposito – è per l’appunto la laicità delle Istituzioni.
Basta un ragionamento per assurdo a convalidare questa tesi: immaginiamo cosa sarebbe la nostra civiltà, se la nostra Costituzione e le nostre Leggi avessero incorporato tutti i dettami (precetti e catechismo) della nostra Religione! Saremmo al 1200… esattamente dove sono rimasti gli islamici! Ma la laicità delle Istituzioni non ci è piovuta certo dal cielo: i protagonisti del nostro sviluppo si chiamano Dante Alighieri, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Renè Descartes, Gorge Washington, Richard Wagner, Karl Marx, Albert Einstein… e mi fermo qui per non dover scrivere migliaia, milioni di nomi di “liberi pensatori”, che hanno fatto grande - e superiore a quella islamica – la nostra civiltà!
Oggi – bisogna pur dirlo, senza spocchia, ma anche senza falsi pudori – se applichiamo qualunque parametro di giudizio che escluda l’osservanza di principi religiosi, dobbiamo concludere che “noi” (occidentali) nulla abbiamo da imparare dalla civiltà islamica mentre – viceversa – quel poco (o magari tanto, a seconda dei casi e dei luoghi e dei paesi) di buono che in essa troviamo è quasi esclusivamente di importazione occidentale. Le stesse armi che il fondamentalismo islamico impiega nella sua jihad contro di noi, da quelle cruente (bombe, plastico, aerei sventra-torri) a quelle mediatiche (giornali, radio-tv, internet) le abbiamo “inventate noi” ed anzi cerchiamo di vendergliele tutti i giorni per far funzionare il nostro sistema socio-economico-politico, cioè la nostra (superiore) civiltà!
Come ha giustamente scritto Giovanni Sartori: (la nostra) “è la civiltà che ha conseguito più di ogni altra – sì, al paragone con ogni altra - la buona città, la città politica più umana, più vivibile, più libera, più aperta di ogni altra”. Un esempio? Un fatto fresco di memoria (2001): il cannoneggiamento, da parte dei Taliban di Omar (civiltà) dei Buddha di Bamiyan (cultura). Domanda: qui da noi, c’è qualche incivile a cui verrebbe in mente di radere al suolo l’Alhambra?
Sarà appena il caso di aggiungere che la nostra civiltà e il nostro sistema socio-economico-politico hanno aspetti che non esito a definire infernali (non è un caso che l’Islam fondamentalista ci consideri infatti come il “male assoluto”…) Ad esempio: la capacità straordinaria di creare ricchezza e la straordinaria ingiustizia nel distribuirla; e soprattutto la quasi totale “assenza di briglie” poste al pensiero e alla pratica di ciascuno di noi, che liberano nell’essere umano grandi energie positive e grandi stupidità allo stesso tempo.
Oggi – da noi – non si produce per consumare, ma si consuma per poter produrre: tv, dvd, ipod, abiti, suv e moto, spettacoli, missmondo, sanremo, biscardi, persino Bach e Vivaldi… son tutte cose di cui si potrebbe fare a meno, ma invece, se non le consumiamo (o magari le buttiamo direttamente in discarica) la nostra civiltà si ferma! Mentre una percentuale prossima al 90% del nostro PIL è costituita da superfluo, in giro c’è gente che ancora muore di fame…
Al contrario, la Shari’ah e il Corano predicano la moderazione dei costumi e l’uso equilibrato delle risorse naturali; tutte cose che si leggono anche in Bibbia e Vangeli, sia ben chiaro, ma che “qui da noi” trovano scarsa applicazione pratica, proprio in forza della laicità di istituzioni e di costumi. Epperò: se inseriamo, fra i parametri di valutazione di una civiltà, l’osservanza di principi religiosi… allora cambia tutto! Sì, perché su quel terreno la civiltà islamica è – indubitabilmente e di gran lunga – la prima al mondo!

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