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lunedì 1 ottobre 2007

Civiltà e Religione

A questo punto non ci si può non porre un interrogativo di portata capitale: come si configuri cioè il legame causa-effetto fra Religione e Civiltà. Chi è che viene prima? È la Religione che determina la Civiltà, o è la Civiltà a condizionare la Religione?

Comincio con un ragionamento per assurdo: immaginiamo che la Religione sia la causa, e la Civiltà l’effetto. Orbene, l’abissale differenza fra la civiltà occidentale e quella islamica ci porterebbe a concludere che la Religione islamica è abissalmente diversa da tutte le altre: cristiana, giudaica, hindu, confuciana, buddista (sempre per citare le principali). È possibile sostenere ciò? Prima ci dobbiamo porre un’altra domanda: è la Religione un’entità assoluta e indipendente (quindi, diretta emanazione di Dio!) oppure una manifestazione – quindi un’emanazione – della personalità dell’Uomo? Se propendessimo per la prima ipotesi, dovremmo concludere che Allah e Geovah sono due entità stellarmene lontane fra loro, se hanno potuto generare due religioni così diverse, che a loro volta hanno prodotto due civiltà così diverse. Se invece accettassimo il principio secondo cui la Religione è una manifestazione della personalità dell’Uomo (che è – per l’appunto umanamente – portato a confidare e credere nell’esistenza di un Ente Superiore, comunque battezzato) allora arriveremmo alla conclusione che la differenza fra le due Civiltà (essendo riconducibile a quella fra le due Religioni) dipenderebbe a sua volta alla differenza – fisica, psichica, cromosomica - fra gli esseri umani che queste religioni hanno creato e di cui sono gli adepti: insomma, una spiegazione di natura razzistica!

A questo punto io preferisco – soltanto per quieto vivere? – propendere per l’altra ipotesi di fondo: reputare cioè che la Civiltà sia la causa e la Religione l’effetto (fermo restando che poi ci siano fra loro reciproche “interferenze”). Insomma: sono degli esseri umani, in carne ed ossa, e attraverso l’impiego della propria materia grigia, che hanno determinato – con le loro idee e il loro comportamento, inclusi alcuni “tagliamenti di teste” – il formarsi di una Civiltà (la nostra) che ha collocato la Religione in una certa posizione, diciamo “non vincolante” a livello istituzionale; mentre altri esseri umani, sempre in carne ed ossa, e sempre impiegando la propria materia grigia - e tagliando la loro brava quota di teste - hanno deciso che la Religione – avuta in eredità da non si sa chi (o meglio: dall’amico X o dal cugino Y del profeta, sunni o shia che fosse) – dovesse rimanere al centro dell’universo e, in particolare, assumere e mantenere il ruolo di regolatrice di tutti gli umani processi…

Si noti bene: per secoli e secoli (partiamo pure dal “Dopo Cristo” in poi, cioè dalla nascita delle “moderne” religioni monoteiste) l’approccio generalmente mantenuto dagli esseri umani è stato il secondo descritto prima. Non per nulla le civiltà cresciute all’ombra del Cristianesimo non sono state da meno dell’Islam – fino a 500-400 anni fa e anche meno – in quanto a impersonificazione dello Stato con la Religione, nel nome della quale legiferare, governare e schiavizzare il mondo intero! Poi però, qui da noi (solo per caso?) sono nati i Copernico, i Luther e i Caravaggio, e tutto è cominciato a cambiare!

Essendo stata confinata a livello di “optional” (pur mantenendo uno spazio enorme nell’attività di proselitismo) la religione si è vista costretta ad accettare con “necessaria ipocrisia” tutta una serie di principi e di usanze che la dottrina condannerebbe. E non solo nella sfera dei comportamenti personali, in cui la religione deve continuamente “chiudere gli occhi”, per evitar di cadere nell’irrilevanza totale, ma anche su quelli che sono i cardini della nostra civiltà: ad esempio, la religione contempla sì la proprietà privata… ma non necessariamente quella dei mezzi di produzione, e specialmente di essi la componente risorse umane!

La filosofia sociale di Papa Woytila sintetizza perfettamente questa “crisi”: no al comunismo, perchè ateo e materialista, ma no al capitalismo, perchè selvaggio e sfruttatore: sembra “la terza via” in cui si impantanò Enrico Berlinguer e che, di fatto, nessuno al mondo riesce a percorrere.

In definitiva: la Religione e le sue Chiese – forse per salvare il salvabile – han dovuto cominciare ad accettare compromessi, fino al totale confino nella sfera delle private libertà, come via via definite dalle società dei lumi.

E ciò ha finito per contagiare tutti… e così ecco che oggi la civiltà occidentale include anche gli hindu, i confuciani e i buddisti.

Mentre, di là, gli islamici hanno opposto ed oppongono fiera resistenza, e si tengono una civiltà ingessata da almeno 700-800 anni! Lo fanno per ignoranza, per stupidità, per autolesionismo? O perché ancora oggi le masse islamiche sono tenute mediamente nell’ignoranza e non possono “far funzionare il cervello”, nè impiegare liberamente la propria materia grigia? O perché le loro autorità religiose hanno ancora tanto potere reale – se non formale – per condizionare la vita politica, non solo religiosa, di quei Paesi? O perché l’esempio che arriva a quegli esseri umani – a mezzo etere, turismo ed “esportazione di democrazia” - dal nostro “evoluto” occidente è giudicato negativamente, dopo attenta, asettica e disinteressata analisi? O invece è sbrigativamente liquidato come “frutto del demonio”, su interessato suggerimento di un clero perfido e conservatore, in combutta con governanti oscurantisti e corrotti? Forse che gli islamici sono moralmente ed eticamente più integri dei cinesini e degli indiani, che invece si son fatti convincere – e traviare, come nulla fosse - dalle infernali sirene della nostra civiltà?

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Domande (e altre se ne potrebbero aggiungere) che trovano – sul mercato, come vedremo più avanti – risposte diverse e spesso contraddittorie… Non lo sono invece queste due affermazioni, di uno dei “nostri” e di uno dei “loro”…

Albert Einstein:
Io credo nel Dio di Spinoza che rivela la sua esistenza nell'armonia ordinata dell'esistente, non nel Dio che si preoccupa per il destino e per le azioni degli esseri umani.”

Abdus Salam (pakistano, islamico fervente, premio Nobel 1979 per la fisica, fondatore dello ICTP - International Centre for Theoretical Physics di Trieste):
Il Sacro Corano ci spinge a riflettere sulle verità delle leggi della natura, create da Allah; e che la nostra generazione abbia avuto il privilegio di afferrare parte del Suo disegno, è un grande dono di cui rendo grazie con tutto il cuore.”

In sostanza: la religione è una componente della civiltà, importante quanto si vuole, e perciò non ho dubbi che l’Islam-religione abbia grosse responsabilità nell’arretratezza dell’Islam-civiltà.

Ma la civiltà può anche “liberarsi” dalle catene della religione: e se ciò è avvenuto nel mondo occidentale, non è perchè il cristianesimo fosse buono (ammesso lo sia oggi, di certo non lo fu in passato, avendo non solo predicato, ma praticato l’odio e la violenza) ma perchè uomini come Galileo e Giordano Bruno in quella “liberazione” hanno fortissimamente creduto.

Dopodichè accade paradossalmente che il crocefisso venga oggi difeso da noi (religiosi e laici insieme) nei confronti degli islamici (non dei buddisti, o dei laici medesimi!) che ci chiedono di toglierlo dai muri delle scuole. Perché per noi esso è divenuto, da simbolo religioso qual’era in origine, un autentico distintivo di civiltà in esclusiva funzione anti-islamica! Stessa ragione per cui si propone l’inserimento delle radici cristiane nella Costituzione Europea.

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lüna höl làk

lüna höl làk
...quindes agn fà

l'è mìa agòst!

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...ma l'è bèl istès

bisogna contentàs!

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other kè maldive!

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